martedì 16 novembre 2010

Obiezione sull'obiezione

Leggo questo articolo, e mi girano vorticosamente le palle.
In particolare, La proposta:

«Riservare metà dei posti negli ospedali a personale obiettore, e l'altra metà a chi non lo è»

a mio modesto parere, è follia pura.
Conosco personalmente un ginecologo che si è trovato costretto a dichiararsi obiettore di coscienza.
Si, costretto.
Chi è obiettore di coscienza non pratica aborti. L'aborto, da un punto di vista medico, è una procedura abbastanza banale. L'implicazione etica è pesante, ma la pratica medica è, nella maggior parte dei casi, ordinaria amministrazione. Questo mio conoscente venne assunto in una clinica, molto rinomata nell'ambito della ginecologia e della fecondazione assistita. Il suo team era composto da lui e altri quattro ginecologi. Tutti obiettori. Così lui era costretto a praticare tutte le interruzioni di gravidanza richieste alla clinica. Tralasciando la questione emotiva (anche se uno non è obiettore, immagino non sia proprio il massimo praticare aborti da mattina a sera) lui si è dichiarato obiettore per avere la possibilità di crescere professionalmente. Infatti, essendo lui "precettato" per tutte le interruzioni di gravidanza, doveva rinunciare a impratichirsi su aspetti più interessanti o gratificanti della professione, vista l'obiezione dei colleghi. Io abolirei la possibilità, per chi lavora in una struttura sanitaria pubblica, di dichiararsi obiettori. O meglio, abolirei questa facoltà per coloro che si sono laureati in questo secolo. La legge sull'interruzione di gravidanza in Italia è del 1978. Se decidi di fare il ginecologo in una struttura pubblica, dovresti sapere che tra i tuoi compiti c'è anche quello, sgradevole ma previsto dalla pratica medica e dalla legge, di praticare delle interruzioni di gravidanza. Se vuoi obiettare, vai a lavorare per una struttura privata o cambi mestiere. Lo stesso valga per i farmacisti: hai un esercizio pubblico, fai parte di un ordine. E vendi tutto quello che c'è in quel cazzo di prontuario. Pillole anticoncezionali e ru486 comprese. Diversamente vai a fare il pescivendolo obiettore, che vende solo pesce d'allevamento.


giovedì 11 novembre 2010

Etologia

Mi scuserà il buon dottordivago, ma il post che ha scritto ieri non solo mi è piaciuto assai, ma mi ha fatto tornare in mente un episodio gustoso che ben si adatta ad essere inserito nella categoria "etologia". Quindi gli copio il titolo del post e la categoria, spero non se ne abbia troppo a male.
Per chi fosse pigro e non volesse andarsi a leggere il post del doc, ricordo solo la definizione di etologia:

Il termine etologia (dal greco ethos e logos che significano rispettivamente «carattere» o «costume» e «ragionamento») indica la moderna disciplina che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale.

Qui si parlerà dell'animale uomo... e che animale, ragazzi!
Mi trovavo in un'armeria di Trieste, per ritirare alcuni accessori ordinati dal mio genitore... e stavo facendo due chiacchiere con uno dei titolari. Non so se siate mai entrati in un'armeria: per chi no c'è mai stato, l'interno più o meno appare così:


Ci sono vetrine con esposti fucili, pistole e relativi accessori.
Per entrare bisogna suonare il campanello, come in certe gioiellerie. Inoltre, questa particolare armeria ha la maniglia della porta d'ingresso a forma di rivoltella.
Ma torniamo a noi: son lì che chiacchiero, quando suona il campanello, ed entra un ragazzo tra i venticinque e i trenta. Gli faccio segno che sono servito, quindi può tranquillamente rivolgersi al titolare. Il ragazzo estrae un cellulare dalla tasca, dicendo:"buongiorno, non si accende, volevo sapere se può ripararlo".
Io rimango come un fesso, a bocca semiaperta e sguardo stordito. Comincio a pensare che non sapevo che quel negozio riparasse anche cellulari. O magari non è un cellulare, ma qualche attrezzo particolare per il tiro...
Il titolare del negozio invece taglia corto:"Il laboratorio di riparazioni è la porta a fianco, venti metri a destra uscendo."
Uscito il giovane, il mio sguardo allibito spinge l'armaiolo a spiegare:"Mi capita almeno dieci volte al giorno. Il laboratorio a fianco è famoso, ripara cellulari a buon prezzo. E ogni giorno ci sono almeno dieci persone che, nonostante le vetrine, nonostante la maniglia della porta, nonostante il campanello, nonostante l'esposizione che vedi intorno a te... entrano e mi chiedono di riparargli il cellulare. Mi viene tristezza quando penso che il voto di ciascuno di costoro valga esattamente quanto il mio e il tuo. Per carità, non ne faccio una questione di orientamento: io non so cosa voti, forse tu puoi immaginare come voti io. Ma almeno io e te sappiamo dove abbiamo il culo, mentre questi girano con l'aquilone in una mano e il gelato nell'altra... l'unica speranza è che ce ne siano in parte uguale da una parte e dall'altra, quando si va a votare."
Ci ho pensato a lungo. Mi ritengo abbastanza lontano dagli estremismi, di qualsiasi genere. Però penso che effettivamente, prima di avere la tessera elettorale, sarebbe opportuno un esamino. Un po' come per la patente... niente di complicato. Un paio di domande di logica, un paio di lingua italiana, un paio di storia e geografia. Domande tipo "La rivoluzione francese è antecedente all'unità d'Italia?" O anche "La Sardegna è un'isola?". Tanto per assicurarsi che chi mette quella cazzo di croce sulla scheda, almeno abbia una vaga idea di essere al mondo.

domenica 24 ottobre 2010

Senso dell'umorismo, addio.

I più attenti tra i miei lettori si ricorderanno che ogni tanto mi diverto a fare il simpatico .
Ieri è successo di nuovo.
Ho la tosse da qualche giorno, quella fastidiosa, che ti sveglia alle 3 del mattino e poi col cazzo che ti riaddormenti. Quindi mi decido ad entrare in una farmacia.
Mi accoglie una farmacista sulla trentina, apparentemente sveglia e dal viso simpatico.

misterpinna:"Buongiorno, vorrei uno sciroppo per la tosse."
farmacista:"Con catarro o senza?"
misterpinna:"Senza, grazie, quello lo aggiungo io se serve."

Ok, non sarà una roba da Neil Simon, però un sorrisetto lo merita. E invece... sguardo perplesso, quasi truce.
Vabbé, tosse secca. Senza catarro. Si, il Sinecod va bene. No, non voglio detrarre i 6,25 euro dalle tasse, perché conto di non raggiungere il limite minimo di spese farmaceutiche necessarie: rigraziando la madonna, godo di una discreta salute.
Forse è per questo che voi farmacisti non ridete alle mie battute: mi odiate perché se dipendesse da me fareste la fame.

mercoledì 6 ottobre 2010

Coming out.


Va molto di moda, ultimamente, il coming out.
Mi sono documentato: il coming out è ben diverso dall'outing:

"Outing indica la pratica di rendere deliberatamente pubblica e senza consenso l'identità sessuale o l'orientamento di altri. Le persone outed sono spesso figure pubbliche quali i politici o le celebrità"

Mentre il coming out è:

"Nel mondo LGBT l'espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente la propria omosessualità o la propria identità di genere."

Quindi, prima che qualche impiccione, detrattore, calunniatore e figlio di una cooperativa di bagasce mi renda oggetto di outing, ho preso la sofferta decisione di dichiarare pubblicamente la mia identità di genere. Sono rigorosamente eterosessuale. Un detto da me coniato, che potrebbe assurgere alla dignità di mio "motto" è:

"ci sono solo due cose delle quali sono certo: la prima è che un giorno morirò. La seconda è che mi piace la figa."

Il che, a voler essere pignoli, potrebbe lasciar aperta la porta (e non solo quella, ahimé) ad una mia eventuale bisessualità. Quindi chiarisco bene la questione: mi spiace dover deludere i miei lettori omosessuali, ma il solo pensiero di atti osceni con un uomo mi dà la nausea.

Nonostante la mia eterosessualità, sono assolutamente indifferente alle preferenze sessuali dei miei amici, conoscenti, parenti, vicini di casa. Non mi interessa sapere se il mio prossimo è succube del fascino muliebre o schiavo della banana. Vivo con un certo disagio le esternazioni a riguardo di personaggi più o meno noti, vicini o lontani... quindi spero perdonerete questo mio atto di esibizionismo, ma una celebrità come me non poteva certo rischiare che qualcun altro gli infangasse la reputazione.
Non sono omosessuale, e come me ne sono fatto una ragione io, dovrete accettarlo anche voi.

P.S: vorrei solo farvi notare l'utilizzo dell'espressione "assurgere alla dignità", tanto per dare un po' di soddisfazione a chi ha faticato tanto per farmi studiare.

sabato 18 settembre 2010

Eppure le leggi ci sono...

Leggo sul corriere che una donna, nell'accompagnare il figlio a scuola, indossa il burqa. Mamme e bambini non gradiscono, preside e sindaco si attivano per trovare una soluzione.
Chi mi conosce sa che sono tutto tranne che vicino alle posizione di Miglio, Bossi, Calderoli e soci. Tuttavia sono costretto a notare che esiste la

Legge 22 maggio 1975, n. 152

...
Art. 5
È vietato l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo. È in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.
Il contravventore è punito con l’arresto da uno a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 2.000 euro.
...

Se è stata abrogata, capisco che ci sia un problema.Se invece è ancora in vigore, siccome non mi risulta che portare i figli a scuola sia una manifestazione sportiva per la quale si necessiti di avere il volto coperto... basta chiamare le forze dell'ordine e far applicare la legge.
Siccome sono una gran testa di cazzo, se le forze dell'ordine non facessero applicare la sopracitata legge, il giorno dopo mi presenterei ad accompagnare il pargolo con il solo volto coperto, ma con tutto il resto in bella vista, in palese violazione degli articoloi 527 e 529 del codice penale.
Tanto, se la legge non vale per il burqa, non deve valere nemmeno per l'esibizionismo. Ecco qualcuno che forse ha avuto la mia stessa idea:

Altra questione simpatica: il nomadismo.
L'Italia, come altri paesi, è meta delle cosiddette "popolazioni nomadi" ovvero gruppi di persone che scelgono di non avere una casa, bensì di girare il mondo continuamente, a bordo di camper, roulotte e simili. Bene: se sei nomade, voglio che nomadeggi. Lo stato non ti fa pagare l'ICI, non paghi la Tarsu, probabilmente nemmeno l'IRPEF e tutte le tasse e i balzelli cui siamo sottoposti noi stanziali. Però non esiste che ti installi in un piazzale, facendolo diventare un "campo" nell'arco di alcuni mesi, per poi lamentarti che lì non ci sono servizi (acqua, luce, fogne). Se non ti piace il posto, puoi nomadeggiare altrove. Vorrei anzi che fosse imposto, a chi si definisce nomade, di spostarsi. Non dico tutti i giorni, ma almeno un paio di volte al mese non mi sembrerebbe eccessivo. Se decidi di non essere più nomade, puoi iscriverti al campionato degli stanziali: compri o affitti casa, ti metti in lista per una casa popolare... insomma, devono valere le stesse regole che valgono per il 99% della popolazione italiana.

lunedì 9 agosto 2010

Informazione lacunosa

E' una vergogna.
Tutti i giornali riportano dell'incidente accaduto ai campionati di sauna, ma TUTTI omettono l'informazione chiave, il tassello conclusivo del magnifico mosaico della notizia.
Ho cercato e ricercato, ma niente da fare... la mia fondamentale domanda rimarrà senza risposta:

"Chi ha vinto i campionati? Il Russo deceduto o il Finlandese ricoverato in ospedale?"

venerdì 6 agosto 2010

Musica e ricordi

Questa sera, durante il mio gironzolare su youtube, mi sono imbattuto in questo:



Era il 1998. Andai a vedere il concerto di Faber al Carlo Felice, il teatro di Genova. Sarebbe stato l'ultima sua apparizione nella sua città, prima della malattia e della dipartita. Ne ho un ricordo splendido: tutto era perfetto: l'acustica, le luci, i musici, gli arrangiamenti... un'esperienza coinvolgente, emozionante e indimenticabile. De André era un perfezionista, un poeta, un musicista di prim'ordine ed un Genovese con la G maiuscola. Dicono che fosse molto timido, schivo... e che agli esordi si aiutasse con la bottiglia per trovare il coraggio di affrontare il pubblico. Beh, dovunque abbia trovato il coraggio, chiunque l'abbia aiutato... mi sento di dire:"ben fatto". Quella sera del '98 ricordo che il pubblico, con usuale e genovesissimo "pudore dei sentimenti" cercò di trasmettergli tutto l'affetto, l'orgoglio e l'ammirazione che provava per lui: a me piace pensare che Fabrizio lo abbia sentito, e che anche per lui quella sera sia stata un po' più speciale delle altre.

martedì 3 agosto 2010

Wikileaks e la libertà di espressione

In questi giorni sto seguendo "con un occhio" la vicenda wikileaks.

Per chi non lo sapesse, wikileaks è un sito internet che dà spazio all'invio di materiale classificato e riservato, in genere documenti di carattere governativo o aziendale, da parte di fonti coperte dall'anonimato. Quindi sul sito www.wikileaks.org chiunque abbia accesso a internet può trovare informazioni riservate, segrete o presunte tali.
Il sito ha contibuito allo sputtanamento di diverse dittature mondiali, dalla Cina al Kenya, pubblicando documenti (forniti da dissidenti locali, in massima parte) che sbugiardano i governi in carica e le relative posizioni ufficiali.
Già per questo mi vien voglia di donargli qualche euro... ma lo staff di wikileaks ha deciso di entrare nel gruppo dei miei eroi personali, andando a sputtanare anche il governo americano in diverse occasioni, con rivelazioni "shock" sulla guerra in Afghanistan e Iraq. Le fantasmagoriche rivelazioni sono tutte cose che una persona dotata di cervello già immaginava... ma un conto è supporre che dietro a certe azioni ci siano interessi occulti, altro conto è averne le prove e pubblicarle sul web. A seguito degli sputtanamenti multipli, i paladini della libertà d'oltreoceano hanno pensato bene di intimidire uno dei membri dello staff di wikileaks, Jacob Appelbaum . Dopo l'eco che tale azione ha suscitato sui media di mezzo mondo, ecco arrivare la seconda bordata: secondo un autorevole scribacchino del Washinghton Post, Wikileaks va chiuso "con le buone o con le cattive"

Avrete certamente capito che sono contrario a QUALSIASI forma di censura diretta ad organi di informazione. E tra i sostenitori della mia tesi mi sorprende non poco trovare, tra gli altri, un famoso comunista e anarco-insurrezionalista, che a cavallo tra il 1700 e il 1800 ebbe a dire:

“coloro che pensano di limitare la libertà in nome della sicurezza non otterranno e non meritano né l’una, né l’altra”

Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d'America.

lunedì 12 luglio 2010

Fastidio

Vi avviso: oggi sono fastidioso.
Sono reduce da un solenne scassamento di minchia, ovvero una riunione con altri operatori del settore (agenti marittimi, terminalisti, spedizionieri, nani, saltimbanchi e ballerini vari) che sarebbe dovuta servire a definire gli aspetti tecnici di un problema di interscambio dati.
Questa riunione è stata richiesta a gran voce dalla società appaltatrice, che si sta occupando di informatizzare alcuni aspetti del mio lavoro per conto dell'Autorità Portuale di Trieste. Vi confesso che temevo di essere un po' impreparato: da tempo ormai non pratico l'informatica "vera" e alcuni aspetti dell'interscambio dati sono abbastanza complessi. Questi soggetti poi sono preceduti da una fama di grandi esperti, particolarmente preparati, quindi questa mattina ero quasi in soggezione, quando insieme ad un'altra ventina di peones come il sottoscritto mi sono presentato alla riunione.
Per consentire ai non addetti ai lavori di comprendere i termini del problema, devo anticipare che da oltre vent'anni esiste un "linguaggio" che le varie compagnie di navigazione, terminal, agenzie ecc. ecc. utilizzano per scambiarsi dati in un formato uguale in tutto il mondo. Un container entra in terminal? Ti mando un messagio "coparn". Una tonnellata di merce è stata consegnata ad un camionista? Ti mando un "codeco". Vuoi un piano di stivaggio della nave? Beccati 'sto "baplie". Tutti questi messaggi fanno parte di uno standard, detto UN/EDIFACT (United Nations Directories for Electronic Data Interchange for Administration, Commerce and Transport) che negli anni è stato curato e standardizzato da un organismo che quasi nessuno conosce... le Nazioni Unite, altrimenti dette ONU. Per chi volesse approfondire, se ne parla qui: http://www.unece.org/trade/untdid/welcome.htm
Quindi supponevo che, parlando di interscambio dati riguardanti merce che entra ed esce dal porto, cotanti esperti conoscessero a menadito lo standard.
Beh, dopo due minuti di riunione, ho scoperto che non solo non conoscono a menadito lo standard: ne ignorano bellamente l'esistenza, proponendo quindi un LORO sistema per lo scambio di informazioni. E' come se il salumiere si mettesse a vendere la merce pesandola in moli, oppure la merceria sotto casa attaccasse a vendere la stoffa in cubiti, invece di usare i metri e i centimetri. Ma la cosa più aberrante di tutto ciò è che gli operatori saranno praticamente "costretti" ad utilizzare questo nuovo portentoso sistema, imposto dall'alto da qualche "esperto" che non sa neanche come sia fatto un porto. Come se non bastasse, il portentoso sistema dovrà essere operativo ed utilizzato da tutti gli operatori entro il primo gennaio.
Benissimo. Un amico mezzo pissicologo mi ha detto una volta che, di fronte alle disgrazie, l'essere umano attraversa cinque fasi:
1) negazione Non è possibile: ho sentito male, ho capito male, è un incubo, adesso mi sveglio.
Ci ho messo dieci minuti buoni a riprendermi dallo shock: pizzicotti, schiaffetti... niente, è tutto vero. Ok, passiamo alla fase
2) rabbia Perché capitano tutte a me? Per fortuna sono riuscito a limitarmi: ma altri presenti hanno dato delle belle prove di incazzatura... passando poi alla fase
3) trattativa Appurato che la disgrazia è inevitabile, e incazzarsi serve a poco... vediamo come affrontarla. Due ore di chiacchiere, problemi tecnici, doganali, normativi, informatici... per scoprire che ad oggi (12 luglio) ancora la normativa non è chiara, non esiste uno standard, un tracciato record... no. Non mi farete tornare alla fase uno, bastardi! Preferisco dirigermi di gran carriera tra le amorevoli braccia della fase
4) depressione, nella quale mi trovo ancora adesso. Mi sto sfogando scrivendo, ma mi deprime il vedere come uno stronzissimo problema di interscambio di dati stia diventando un caso per il quale siano necessari mesi di pianificazione e di sbattimenti vari... tutto per non voler usare uno standard che esiste da oltre vent'anni. Vogliono a tutti i costi reinventare l'acqua calda. Non so se arriverò mai alla fase
5) accettazione... ma se ci arriverò, sarà solo perché cercherò di fare come il buon Commendator Bevilacqua, alias Gilberto Govi... di cui vi sottopongo un breve ma significativo spezzone:

video

domenica 11 luglio 2010

Musica

Questa sera non riuscivo a dormire e mi dilettavo a girovagare su youtube in cerca di video musicali. Mi sono imbattuto in questa chicca:



James Taylor, una leggenda della musica, con il miglior gruppo musicale in Italia: Elio e le storie tese... che eseguono una delle mie canzoni preferite: Mexico.
Mi mette di buon umore ogni volta che la ascolto, e vedere loro che la suonano in maniera impeccabile mi dà i brividi. Rivedere il compianto Paolo "Feiez" Panigada sorridere mentre canta mi dà una sensazione strana, un misto tra nostalgia, tenerezza e commozione.
Bon, vado a dormire và...

martedì 6 luglio 2010

Il caldo fa brutti scherzi...

...ed io, per fortuna, invecchio. E invecchiando divento meno propenso a menare le mani.
Ma andiamo con ordine...
Ieri a Trieste c'erano 33 gradi, e un livello di umidità da foresta pluviale. Ormai avrei dovuto imparare che con questi picchi di caldo umido, i pazzi vanno completamente fuori di testa: occorre quindi prestare la massima attenzione ed essere preparati al peggio. Invece io sono grande, grosso e abelinato, e credo ancora che il mondo sia popolato da persone più o meno normali.
Uscito dall'ufficio, mi accorgo che la moto ha bisogno di benzina. Nonstante la caldazza opprimente, mi dirigo verso la vicina Slovenia per fare il pieno: una questione di pochi minuti, prima di andare a casa. Arrivato al distributore, mi fermo dietro ad un motorino, con accanto il suo proprietario, un ragazzo di circa 20 anni. Lì per lì non faccio caso al fatto che tutte le pistole sono al loro posto, agganciate alla pompa di carburante... dopo 2 minuti penso:"ma quanta cazzo di benzina ci sta in quel cinquantino?" e nel frattempo mi avvicino, accorgendomi che il tipo sta fissando il vuoto, le chiavi sono ancora nell'accensione dello scooter e il tappo della benzina è chiuso. Sto per chiedergli se mentre contempla l'universo io posso servirmi, quando all'improvviso si sveglia dal torpore e si mette a rifornire il mezzo. Questione di pochi secondi: riempie il serbatoio, butta un po' di benzina in terra, chiude il tappo e va a pagare. Nel frattempo arrivano diverse macchine, che si dispongono in quattro code, una per ogni pompa. Come quasi tutti sanno, finché non viene saldato il conto... l'erogazione del carburante è inibita, quindi devo attendere che il ragazzone paghi per poter rifornire il mio potente mezzo. Quando lo vedo uscire dalla cassa, attacco il mio rifornimento: in due minuti sbrigo la pratica, e vado a pagare. Alla cassa davanti a me c'è uno che paga con una banconota da 500 euro... il che causa inevitabili ritardi: controlla di qua, controlla di là, conta il resto, ricontrolla, fai la penitenza, fai la riverenza... finalmente pago e mi levo dalle palle.
E mentre percorro i pochi metri che mi separano dalla moto, accade qualcosa che in passato sarebbe stato il preludio di una serata passata in gabbia. Sto per mettermi il casco, quando dall'auto dietro alla mia moto esce un tizio, più o meno della mia età, che nell'ordine:
- mi urla di spostare quella cazzo di moto
- mi dà dell'impedito
- mi dà del "Triestino di merda"
Le prime due potevano anche passare, ma "Triestino di merda" a me non l'ha mai detto nessuno. Ho fermato il casco a mezz'aria, ho aperto la bocca per mandarlo a fare in culo... e lo vedo che si avvicina.

Sistema nervoso autonomo (SNA): impugnare bene il casco con la mano sinistra
Cervello: stai buono, sai che casino che viene fuori?
SNA: inquadrare con gli occhi il viso dell'aggressore
Cervello: Sei anche in terra straniera: se lo stendi arriva la Milicja e ti portano in gabbia a Koper...
SNA: posiziona le zampe in maniera da dare la massima forza al braccio sinistro
Cervello: dai che stasera devi pure lavorare... e poi se va bene non si avvicina troppo
SNA: occhi semichiusi, adrenalina... ridurre il campo visivo, pronti...
Cervello:FERMO!!! se ne sta andando!!! Non è una minaccia!!!

E' andata bene, a me e a lui. Ha cambiato traiettoria, passandomi a circa due metri di distanza. Tanto è bastato perché il cervello avesse la meglio: sono rimasto un attimo indeciso, ho messo il casco e sono salito in moto per andarmene. A casa, con la calma, immagianvo l'articolo del piccolo del giorno dopo, se lui mi fosse arrivato a tiro:
Rissa tra italiani al distributore di Rabuiese: Agente marittimo triestino arrestato dopo aver spaccato il casco in testa ad un automobilista. Dal carcere di Capodistria dichiara: "A me, Triestino di merda non lo dice nessuno, soprattutto perché sono Genovese, Belìn!"
Ieri pomeriggio, poco prima delle 18, un automobilista Italiano, innervosito dal protarsi della torrida attesa al distributore di benzina, ha insultato il motociclista che stava risalendo in moto dopo aver completato il rifornimento. L'automobilista, ricoverato in condizioni non gravi all'ospedale di Cattinara, ricorda di aver apostrofato il motociclista con la frase "Triestino di merda" al che il centauro (che tiene a far sapere di essere Genovese) gli si è scagliato contro, spaccandogli letteralmente il casco sul viso. La rissa che ne è seguita ha visto soccombere l'automobilista, che grazie all'aiuto deli astanti si è sottratto alle ire del centauro. In pochi minuti è intervenuta la Polizia slovena, che ha ritenuto opportuno arrestare l'aggressore, attualmente detenuto nel carcere di Capodistria in attesa dell'udienza che lo vedrà imputato di aggressione e lesioni. L'automobilista, nonostante le lesioni subite a mandibola e mascella, ha telefonato in redazione sporgendo le sue scuse ai Triestini, che si sono invece dimostrati generosi nell'aiutarlo nonostante le parole poco gentili a loro dirette poco prima del fattaccio.
E' già la seconda volta che mi capita di "discutere" con qualcuno che ha fretta di fare benzina, e alla prossima penso che farò così: riaprirò il tappo del serbatoio, farò un euro di carburante e poi sposterò il mezzo.
Dopodiché andrò alla cassa e pagherò con il bancomat, dimenticandomi il PIN. E la carta di credito non funzionerà. E tornerò dal frettoloso a chiedergli un euro in prestito, che altrimenti ci fa la muffa, con quella pistola in mano. Chissà che così capirà che finché non paghi, l'erogatore rimane bloccato?

giovedì 24 giugno 2010

La Panda deve morire.

Con buona pace del panda, che comunque... ha anche lui i suoi detrattori.
Giochi di parole a parte, volevo scrivere due considerazioni sulla questione Fiat, Panda, Polonia eccetera eccetera. Trovo che quanto sta accadendo alla Fiat sia emblematico: è la realizzazione di ciò che io (ma non solo io, eh...) vado predicando da anni. Non sono un economista, né un esperto di mercati internazionali, tuttavia da uomo semplice ho sempre considerato l'economia mondiale come un insieme di recipienti, più o meno capienti e appoggiati su un planisfero. La ricchezza è il liquido che ci sta dentro. In passato i mercanti, gli imprenditori, gli avventurieri... si davano da fare per spostare il liquido da un recipiente all'altro. Cercavano di portare quanto più liquido possibile nel recipiente poggiato sulla loro zona d'origine. Chi non capiva il gioco (ovvero gran parte del mondo che definiamo "terzo" al giorno d'oggi) si faceva portare via il liquido, e di conseguenza le possibilità di crescere e di svilupparsi diminuivano drasticamente. La storia è andata avanti così per secoli, con alcune litigate tra i bevitori più forti per accaparrarsi le sorgenti migliori. Ma un bel giorno è arrivata la globalizzazione, sorella dell'informatizzazione e del libero fluire delle informazioni. Io la visualizzo come una serie di tubicini, che collegano tutti i recipienti tra loro.
Avete presente i vasi comunicanti, vero? Il liquido si sposta dai recipienti colmi a quelli quasi asciutti. E continuerà a farlo, fino a raggiungere l'equilibrio. La Cina comunista, un bel giorno ha detto: "a cosa state giocando voi? Ah, il capitalismo. Posso giocare anche io, vero?" E un miliardo e passa di cinesi si sono seduti al tavolo, ma senza badare alle "convenzioni" e potendo contare su un regime totalitario e una massa di persone immensa. Hanno messo il loro secchio sul planisfero, e lo hanno collegato con fior di tubi agli altri secchi. E il liquido, inesorabilmente, fluisce.
Un operaio in Cina percepisce un quinto del salario del suo omologo in Italia. Poche palle: o si sposta la fabbrica in Cina, o si cambia mestiere. Magari si può produrre qualcosa che non sia redditizio in Cina... o magari si chiude tutto e tanti saluti all'italica industria manufatturiera. A me sembra tutto mortalmente semplice. Forse sono un sempliciotto, o magari un cinico figlio di puttana... ma se fossi Marchionne:
1) comincerei a pensare che tra 20 anni le automobili non saranno un gran business: inutile quindi investirci tempo e denaro
2) siccome in Cina costa meno, produco là.
3) In Italia si mantengono solo i servizi "essenziali": marketing, progettazione... il cervello, insomma.
Quando i cinesi sapranno fare anche quello... vedi il punto 1.
Mi fanno sorridere coloro che si scagliano contro i dirigenti di Fiat, che costringono i lavoratori a rinunciare ai diritti faticosamente guadagnati. Così come mi fanno sorridere gli "imprenditori" che cercano di mantenere delle posizioni di privilegio, e si mostrano indignati davanti al sacrosanto rifiuto degli operai di "cinesizzarsi". La soluzione al problema? Boh, sono un agente marittimo io, mica un economista. Il mio pensiero, estremamente riassunto... potrebbe essere:
Pomigliano si o Pomigliano no? Non importa. La Panda (e le grandi fabbriche in Italia/Europa) devono morire.

mercoledì 2 giugno 2010

Gaza for dummies

Avete presente quei manualetti che si trovano in libreria, che dovrebbero aiutare a comprendere cose alquanto complesse in poche pagine? Roba tipo "internet for dummies" o "Guitar for dummies"... ecco io avrei bisogno di un bel manualetto dal titolo: "Israele e Palestina for dummies". Siccome non esiste, mi sono un po' documentato girando qua e là sul web, e quello che ne è venuto fuori si potrebbe intitolare: "Gaza for dummies".
Tra le poche cose che ho abbastanza chiare, la prima è che quei luoghi sono sempre stati un coacervo di religioni, etnie, storia... quindi un grandissimo casino. E dove volete che l'ONU e i Britannici vadano a "creare" uno stato destinato alla popolazione israeliana? Ma là in mezzo, naturalmente: tra Siria, Egitto, Palestinesi, Libano, Giordania. Ma non si poteva farlo in Sicilia? O in Corsica? Il clima più o meno è quello, il mare c'è, ma se non altro i vicini sono meno fastidiosi... vabbè, ormai la frittata è fatta. Premesso che non credo di essere razzista e tantomeno antisemita, trovo che i dati statistici disponibili sulla cosiddetta "contesa della striscia di Gaza" non facciano fare una gran figura ai miei amici dal prepuzio tonso.
Senza entrare nei particolari, da una parte c'è una massa di palestinesi disperati, affamati e incazzati, che sparacchiano qualche razzo causando, in tutto il 2008, circa 20 morti in Israele.
Dall'altra c'è una potenza militare (e nucleare) con un esercito che, nel solo 2008, ha fatto centinaia di morti e seminato distruzione tra i palestinesi della striscia di Gaza.
Sarà che non mi piace vincere facile, ma la mia simpatia va ai palestinesi.
E non venitemi a rivangare la storia dell'olocausto, le deportazioni, i campi di sterminio... lo so: tutte le mattine passo davanti alla "Risiera di San Sabba", l'unico campo di sterminio nazista in territorio italiano. L'ho visitato, ho visto le foto e i disegni di quello che succedeva là dentro. Ma succedeva oltre 60 anni fa. E' giusto ricordarlo, per evitare che si ripetano cose simili... ma quello che accadde allora non può e non deve essere usato come "lasciapassare" per le porcate che oggi vengono perpetrate ai danni di altri semiti. Già, perché pare (wikipedia docet, vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Semiti ) che Palestinesi, Siriaci ed Ebrei potrebbero discendere tutti dai medesimi antenati. Lo trovo abbastanza logico, non fosse altro per la vicinanza geografica dei luoghi...
Credo ci siano parecchie persone che rilevano la palese disparità di forze e l'atteggiamento poco sportivo degli israeliani. Tuttavia devo riconoscere che gli israeliani hanno dimostrato un tempismo invidiabile: in questo contesto, con l'opinione pubblica mondiale che comincia a pensare che forse si sta un po' esagerando... cosa si inventa l'esercito? Un bel blitz contro un gruppo di navi cariche di pacifisti che portavano aiuti umanitari ai poveracci, con 10 morti tra i pacifisti e uno sputtanamento globale niente male. Ma chi gli cura le pubbliche relazioni e la politica estera, Topo Gigio?

domenica 30 maggio 2010

Piccole manie


Penso che capiti a tutti, prima o poi... scoprire di essere vittima di piccole manie.
Per piccole manie intendo cose tipo lo spremere il tubetto del dentifricio sempre nello stesso modo, andando in bestia se lo si trova mal spremuto da qualcun altro. Oppure posizionare le icone sul desktop del proprio computer sempre nello stesso ordine, seguendo una logica particolare ma occulta. Io ne ho alcune, di queste manie: ad esempio per deformazione professionale cerco di ottimizzare la logistica in tutto ciò che faccio: fare un viaggio a vuoto tra il frigorifero e la tavola da apparecchiare mi dà fastidio, non parliamo poi se si tratta di trasportare carichi pesanti come bottiglie d'acqua! Sono poi un po' fanatico sull'ordine all'interno delle directory del mio PC: le foto sono attentamente catalogate, i documenti anche. Per contrappasso, i miei armadi e i miei cassetti sono in un costante disordine, tanto che misspinna (vittima della piccola mania degli armadi ordinati) mi insulta pesantemente prima di riordinare per l'ennesima volta la mia quota di spazio negli armadi :-)
So che questo tipo di pazzie sono generalmente innocue, quindi quando ne riconosco una in un amico o conoscente mi diverto a scherzarci su... ma alcune volte mi sono dovuto trattenere. Non tanto perché la persona interessata non avesse senso dell'umorismo, quanto perché quella particolare mania assumeva una rilevanza preoccupante.
Come definireste voi una persona che ammassa tutte le icone del desktop nell'angolo in basso a destra dello schermo, per poi copirle con la barra di avvio di microsoft office? Il bello che all'epoca spiegai a questa persona che era inutile usare la barra come un tappeto per ammuccchiare l'immaginaria polvere sotto di esso: esiste un'opzione "nascondi le icone del desktop". Niente da fare: ogni intervento sul suo PC si traduceva in mezz'ora di ricerca nell'ammasso delle icone. Non oso pensare le condizioni igieniche sotto i tappeti di casa sua.
Ho avuto anche a che fare con uno che prima di fare qualsiasi cosa, doveva maniacalmente sistemare tutte le cose sulla scrivania secondo un ordine preciso. Telefono, monitor, penna, blocco notes, tastiera. Nulla doveva essere fuori posto. Neanche di pochi millimetri, pena l'interruzione di qualsiasi lavoro/conversazione per rimettere le cose al loro posto. Siccome all'epoca ero molto più giovane e bastardo, mi divertivo a spostargli le cose solo per il gusto di vederlo irritarsi e rimetterle a posto...
Credo che si chiami "riappropiazione": sono quei gesti che ognuno di noi fa quando rientra nel proprio "territorio" momentaneamente invaso da qualcun altro. Ma un conto è spostare una penna o rimettere a posto il mouse, altra cosa è passare dieci minuti a riorganizzare la scrivania senza poter pensare ad altro :-D
Siccome sono un po' bastardo dentro, quando mi accorgo che qualcuno ha una di queste piccole manie mi diverto a giocarci su. Altre volte mi diverto a mettere alla prove le convenzioni sociali, tanto per "vedere l'effetto che fa".
Ad esempio, in ascensore... avrete fatto caso che se si è in due, ci si dispone automaticamente agli angoli opposti della cabina. Beh, io a volte cambio angolo. Niente di male... ma a volte il compagno di viaggio dà segni di squilibrio. Una volta mi son fatto una decina di piani inseguendo un tizio che ad ogni mio spostamento, raggiungeva l'angolo opposto. Al terzo movimento, ha cominciato a capire cosa stava succedendo, e si è fatto una risata :-).
Ma ho una particolare predilezione per coloro i quali non mi salutano... con loro rasento il sadismo.
Ho un vicino di casa che, piuttosto di salutare le persone che incontra, penso si farebbe togliere un dente. Non che pensi che si debba intavolare una discussione sul pianerottolo: un semplice buongiorno, buonasera, salve... vale tutto. Almeno un cenno del capo in risposta. Ma questo vicino mi resisteva... e allora sono passatto all'attacco :-)
Mattina piovosa?
"Buongiorno, ha visto che tempaccio? Sembra proprio che dovremo metterci il cuore in pace..."
Mattina soleggiata?
"Buongiorno! Ma ha visto che giornata? Altro che andare a lavorare, sarebbe meglio andare alla spiaggia..."
Sera tardi?
Buonasera! Non trova che la luce delle scale sia un po' fioca?
Le prime volte faceva finta di non sentirmi, e tirava dritto ignorandomi. Poi è passato alla fase "cerchiamo di evitare il rompicoglioni".
Mai lo avesse fatto: l'ho beccato una mattina che, nel tentativo di evitarmi, scendeva le scale al rallentatore, mentre io stavo per uscire dal portone. Ho aperto il portone, e tenendolo aperto: ho sparato uno stenotoreo: "Buongiorno, prego, dopo di lei!". Mi avrebbe voluto incenerire, ma dopo essere scattato verso il marciapiede con una velocità degna di Bolt, non è riuscito a sopprimere un "grazie", al quale, impietosamente, ho ribattuto con un "Ma si figuri! Per così poco!"
Adesso quando proprio non riesce ad evitare di incrociarmi, mi risponde "salve".
Cari picchiatelli siete avvisati: c'è in giro uno più picchiatello di voi che si diverte a mettervi in difficoltà...

martedì 6 aprile 2010

Discriminazione e buon senso


Un post dell'amico Dottordivago mi ha riportato alla mente alcune considerazioni su una sinistra caratteristica dell'uomo occidentale moderno: "le pari opportunità a tutti i costi".
Ieri leggevo sul giornale che una aspirante vigilessa ha vinto una causa contro il comune di non so dove, in quanto dopo aver raggiunto il giusto livello in gradutoria, non era stata assunta perché non sufficientemente alta. Il regolamento, che prevede un'altezza minima di 170 cm per i vigili... è stato ritenuto "discriminatorio".
Se una vigilessa "alta" 1,63 metri, come la ricorrente, si mette in mezzo ad un incrocio a dirigere il traffico, è sicuramente meno visibile di una collega alta 7 cm in più. E siccome la visibilità di chi dirige il traffico è fondamentale, oserei dire che il regolamento non è discriminatorio: è sensato. Inoltre una certa "prestanza fisica" è necessaria in diversi aspetti della vita di un vigile urbano, che suo malgrado si può trovare in situazioni dove l'uso della forza rimane l'unica strada percorribile.
Un amico netturbino (operatore ecologico, spazzino... insomma, svuota i cassonetti dell'immondizia) mi raccontava di come alcune sue colleghe siano molto minute, e dover fare un turno con loro è considerata una iattura. Un cassonetto pieno pesa quanto un'utilitaria, e va spinto fino al camion compattatore. Se ad aiutarti c'è un uomo medio (170 cm per 70 kg) fai un po' di fatica. Se invece c'è una donna media (160 cm per 55/60 kg) a fine turno hai la schiena a pezzi. Anche qui, le assunzioni sono state fatte per soddisfare le "quote rosa" senza considerare che per svuotare cassonetti non sono richiesti buon senso, educazione, diplomazia, buon gusto (tutte cose in cui mediamente le fanciulle surclassano i maschietti) ma solo muscoli e resistenza. E' inutile negare l'evidenza: per poter completare con successo certi compiti occorrono dei pre-requisiti. Se vuoi fare l'atleta devi avere un buon fisico ed essere disposto al sacrificio, se vuoi fare l'insegnante devi avere un buon cervello e tanta pazienza, se vuoi fare la modella devi avere gambe chilometriche e la taglia 42. Questo fa sì che alcuni lavori siano prevalentemente svolti da uomini, mentre per altri sono più adatte le donne. Non si tratta di discriminazione, ma solo di buon senso, e a volte la tecnologia può aiutare ad appianare le differenze: un tempo i mezzi pesanti richiedevano una certa forza per poter essere manovrati, quindi in porto si vedevano esclusivamente autisti, gruisti e manovratori uomini. Le gru moderne si muovono con il joystick, i camion ormai hanno tutti il servosterzo... e le gruiste/autiste donne sono brave tanto quanto gli uomini. Certo, veder litigare una signorina a 60 metri di altezza con un camionista imbranato utilizzando un fraseggio da portuale fa un po' effetto... ma il suo lavoro lo fa, con la stessa efficienza di un uomo. Anzi, gli insulti mediamente sono più elaborati :-)

domenica 14 marzo 2010

Il mondo alla rovescia

Sono uno all'antica.
Penso che rubare sia non solo un reato, ma prima di tutto un atto contro la convivenza civile: l'origine delle leggi che col tempo le varie nazioni si sono date è proprio quello di tutelare la società civile da coloro i quali preferiscono utilizzare la forza e l'astuzia invece di guadagnarsi il pane lavorando. La parola "rubare" è abitualmente associata al furto, ma io la intendo in senso lato: ruba chi evade le tasse, ruba chi fa finta di lavorare, ruba chi sceglie la "scorciatoia" inculandosi quelli che rispettano le regole. Sono all'antica dicevo, perché è sotto agli occhi di tutti come invece nella società moderana il furbo, il ladro, siano considerati esempi da seguire. Recentemente si è fatto un gran parlare sui media della riabilitazione di Bettino Craxi, nel decennale della sua morte. Io non avrei nulla in contrario a dedicare vie o piazze al compianto leader del PSI, purché le targhe riportino la verità, ovvero:

Bettino Craxi
Milano 24/02/1934 - Hammamet 19/01/2000
Politico, Presidente del Consiglio, corrotto, contumace

Grande rilevanza sui media, povero Craxi, perseguitato, braccato, eccetera eccetera.
In quei giorni ricorreva anche il ventesimo anniversario della scomparsa di Sandro Pertini: ricorrenza passata praticamente inosservata. E se proprio dobbiamo compiangere la dipartita di un politico italiano mancato in gennaio/febbraio... preferirei Pertini. Sulle targhe delle strade a lui dedicate è scritto: "membro della resistenza, politico, Presidente della Repubblica".

Sono all'antica, ed in più non guardo la televisione. Quindi non subisco l'indottrinamento quotidiano che il 90% dei cittadini italiani si sorbisce di buon grado... e mi stupisco, quando vedo Minzolini proferire la frase "non accetto di fare il direttore dimezzato".
Minzolini è il direttore del TG1. Quindi un giornalista. Quindi dovrebbe preoccuparsi che i suoi collaboratori scrivessero e dicessero cose quantomento plausibili: un direttore serio, se un giornalista dice "Mills è stato assolto", quando invece il reato è andato in prescrizione... prende il giornalista e gli fa un culo come il traforo del monte bianco. Siccome l'integrità non è il suo forte, dovrebbe accontentarsi di fare il "mezzo direttore".

Ma il mondo va al contrario anche nelle cose più piccole. E' di questa mattina l'articolo di repubblica su una signora ottantenne soccorsa dai vigili urbani in casa: viveva in un appartamento/discarica con diversi cani. I vigili, nel soccorrerla, hanno dovuto abbattere uno dei cani con un colpo di pistola, in quanto la bestiola aveva pensato bene di attaccare la padrona cercando di azzannarle la gola. Repubblica, su alcuni articoli, consente l'inserimento di commenti da parte dei lettori. Mi sarei aspettato commenti tipo: "povera donna" o "che mondo di merda, quello in cui i vicini chiamano i vigili solo perché sentono la puzza di morto nel vano scale". Nulla di tutto questo: i lettori attaccavano il vigile in quanto aveva ucciso un povero cane indifeso. Sono sempre più vicino alle idee del buon filosofo ateniese Timone (ca. 320 a.C. - ca. 230 a.C.), cui sono attribuite queste parole:

ateniesi, io ho un'area in cui crebbe un fico, da cui molti di voi si impiccarono. Tuttavia avendo nell'animo di costruire in quell'area un tempio, vi ammonisco che ho intenzione di tagliarlo. Chi dunque pensa di impiccarsi, lo faccia subito.

Non ho la possibilità di piantare un fico, ma se un domani dovessi avere un giardino... sarà il primo albero che pianterò. Potrei anche fornirlo di sgabello e 2 metri di corda: gli smemorati abbondano...

martedì 9 marzo 2010

L'ignoranza pericolosa

Chi mi conosce, sa che temo e rifuggo i tuttologi... a Trieste c'è un bel detto: "el mona sa tutto".
Quindi cerco sempre di evitare di inoltrarmi in terreni a me poco conosciuti, onde evitare di far la parte del tuttologo. Tuttavia, due casi recenti di ignoranza perniciosa mi spingono inevitabilmente verso questa strada... se qualcuno si accorgesse che ho scritto boiate, lo segnali pure.
Sono due casi riguardanti argomenti molto diversi, ma in ambedue è evidentissimo come il cavalcare le credenze popolari, o i dati ritenuti "ovviamente incontrovertibili" possa essere non solo dannoso, ma anche maledettamente pericoloso.
Il primo caso, più lontano dal mio mondo e sul quale sono meno preparato, è quello della patata"amflora". Si tratta di un tubero definito "geneticamente modificato", quindi il diavolo per eccellenza sui media e nella credulità popolare. Peccato che, come ben spiegato qui dall'ottimo Dario Bressanini, quella patata sia destinata ad uso industriale (non alimentare). OGM non deve significare necessariamente "cattivo": la patata amflora rappresenta un notevole passo avanti e un buon esempio di come l'industria e la civiltà moderna possa avvantaggiarsi con l'uso di OGM. Ma niente da fare: preferiamo tagliarci l'uccello pur di far dispetto alla moglie :-) .
Sul blog di Enrico, che leggo sempre con piacere, c'è sintetizzata la mia posizione sugli OGM: ha scritto poco fa un post in cui mi ritrovo parola per parola: lo potete leggere cliccando qui .
Ma anche se molti di voi preferirebbero che io continuassi a disquisire sulla patata, passo ad un argomento che invece mi è più congeniale :-) e che recentemente mi ha fatto veramente capire come l'ignoranza possa essere potenzialmente distruttiva.
Scusatemi se la prendo un po' alla lontana, ma devo spiegare un po' di cosette prima di poter illustrare il "caso".
Le navi che vedete circolare sui mari, per far girare l'elica, produrre energia elettrica, scaldare gli alloggi, riscaldare o raffreddare il carico, utilizzano motori a scoppio nel 99% dei casi. Il motore principale, quello che fa girare l'elica, funziona bruciando un combustibile denominato "fuel oil" in italiano "Olio combustibile denso". Poi ci sono diversi motori ausiliari, caldaie, generatori che funzionano con combustibili diversi, ma in generale molto simili al gasolio che usano le automobili. Il fuel oil è un combustibile denso (la consistenza può essere quella della marmellata) che ha il pregio di costare meno del diesel... ma il difetto di essere un po' più inquinante, Soprattutto per quanto riguarda il contenuto di zolfo. Nel tempo varie convenzioni hanno determinato che il contenuto di zolfo del fuel oil utilizzabile sulle navi non dovesse essere superiore ad una certa percentuale, che viene ritoccata al ribasso periodicamente. Tutto molto bello: l'ambiente va tutelato.
Recentemente è entrata in vigore una normativa europea, recepita dal governo italiano che obbliga le navi che approdano nei porti italiani ad utilizzare combustibili con un tenore di zolfo inferiore allo 0,1% in massa. Bene, direte voi... anche no, rispondo io. Perché un combustibile del genere non può essere bruciato in nessun motore navale, se prima non si fanno le opportune modifiche... il che richiede tempo. Immaginate l'impianto di alimentazione del motore di una nave: centinaia di metri di tubature, valvole, decine di pompe, nelle quali fino a ieri circolava un combustibile con la consistenza della marmellata (vedi foto). Tutto è stato pensato e progettato per quella viscosità. Da domani, ci deve passare del gasolio. Che è meno viscoso... quindi le tubature e le valvole che contenefano il fuel oil, difficilmente conterranno senza perdite anche il gasolio.
Inoltre il gasolio ha il brutto vizio di essere più volatile del vecchio fuel oil: produce gas potenzialmente esplosivi, che il fuel oil produce in maniera molto inferiore. E i motori delle navi non sono progettati per far fronte a questa evenienza. Occorre tempo per apportare le modifiche e poter inquinare meno in sicurezza. Ma le autorità preposte, allo stato attuale dei fatti, hanno deciso di non concedere deroghe sulla norma dello 0,1% multando in maniera molto pesante gli armatori delle navi che ancora non hanno provveduto a mettersi in regola.
Risultato: o rischiano la multa... o rischiano di fare boooooooooooooommmm.
Così salviamo l'aria dall'inquinamento da zolfo, ma impestiamo il mare con un inquinamento da idrocarburi conseguente all'esplosione, oltre a far rischiare la pelle a quelli che sulle navi ci lavorano.

Marca "bravo" al ministero dell'ambiente.

domenica 21 febbraio 2010

Ancora un po' di musica...

Oggi voglio sottoporre alla vostra attenzione un video musicale, che mi ha veramente colpito sin dalla prima volta che l'ho visto. Si tratta di "come talk to me" di Peter Gabriel, video di una esecuzione dal vivo (credo a Bologna) e tratto dal DVD "Secret World live".
Non sono e non sono mai stato un fan sfegatato di Peter Gabriel: gli ho sempre riconosciuto una genialità ed una abilità artistico/musicale fuori dal comune, ma fino al giorno in cui non vidi questo video, lo conoscevo superficialmente.



Che dire? Canzone bella, orecchiabile, arrangiata alla grande. Musicisti al top, voce femminile super, presenza scenica incredibile. Ciò che non smette di stupirmi è la capacità di Gabriel di recitare, cantare, ballare, tutto nello stesso momento e a livelli qualitativi notevoli.
Altro esempio, in cui si evidenziano anche le qualità dei musici come "presenza sul palco":



sempre tratto dallo stesso DVD. Mi spiace non aver visto dal vivo quel concerto, deve essere stata un'esperienza notevole.

domenica 7 febbraio 2010

Matrimoni, divorzi, annullamenti...


Che bell'argomento che ho scelto oggi :-D
In realtà non l'ho scelto io: sia storvandre che il dottor divago hanno tirato in ballo l'argomento, e allora per non essere da meno ne scrivo un po' anche io. Se no poi mi dicono che non partecipo...

Sono assolutamente inadatto a parlare di matrimonio, per diversi motivi.
Il primo è che sono stato vittima della separazione dei miei quando ero piccolo. Altolà donne: non ho bisogno di essere consolato e/o compatito... col senno di poi, credo di aver pescato il jolly. I miei erano tanto giovani e ciascuno, a modo suo, ha fatto del suo meglio per tirarmi su ed educarmi a modino, ma sia perché lavoravano entrambi, sia per la giovane età e per svariati altri motivi non erano proprio molto presenti. E grazie al cielo la nonna paterna era giovane, volenterosa e soprattutto chioccia perfetta :-D. In conclusione, ho avuto il meglio da tutti: attenzioni quotidiane dai nonni, direzione educativa dai genitori (giovani e quindi più aperti) e affetto in abbondanza da tutti quanti.
Ma torniamo al matrimonio: l'altro fondamentale motivo per cui non sono adattissimo a parlarne è che non mi sono mai sposato. Quindi parlo per sentito dire e da "osservatore esterno".
Ho però maturato una certa esperienza da osservatore, e devo prima di tutto comunicarvi che sono disponibile per fornire un servizio che secondo me ha il suo bel perché: se mi chiamate come testimone di nozze, divorziate entro due anni.
Quindi se "dovete" proprio sposarvi, ma pensate di aver bisogno di una via d'uscita... eccomi qua. Ho fatto da testimone a due matrimoni: ambedue terminati entro i due anni, e uno addirittura con annullamento della Sacra Rota. Scusate se è poco...
Misspinna invece ha all'attivo 4 testimonianze e solo una separazione, ma in un matrimonio abbiamo fatto da testimoni per ambedue gli sposi... quindi non conta come evento negativo per il suo score :-)

Perché la gente si sposa?

Per motivi religiosi, economici, sociali.
I motivi religiosi li capisco e non li condivido: sono ateo convinto, quindi non credo che potrò mai sposarmi per soddisfare i precetti di una qualsiasi religione.
Anche i motivi economici sono ben comprensibili, ma per uno semi-squattrinato incapace di approfittare del prossimo sono distanti anni luce dal motivare il grande passo.
I motivi sociali sono un po' più subdoli: effettivamente una convivenza "di lungo corso" come quella mia e di Misspinna viene vista con sospetto dagli estranei: molti ci chiamano comunque "marito e moglie" in quanto imbarazzati quando nella conversazione con uno dei due devono citare "l'altro". Tuttavia siamo impermeabili a questo tipo di imbarazzi e prese di posizione da parte dei conoscenti: abbozziamo quando veniamo definiti "suo marito" o "sua moglie" senza dilungarci in spiegazioni.
Un buon motivo che potrebbe spingermi al matrimonio è la tutela del frutto dei miei lombi: in Italia essere figlio di genitori non sposati può essere complicato, e complicare la vita ad un innocente non rientra nel prezzo che son disposto a pagare per il celibato. Tuttavia al momento non sono in programma minipinne, quindi anche la questione matrimonio rimane pura teoria.
Devo dire che ho la fortuna di avere una compagna d'avventure che la pensa più o meno come me: conosco più di una persona che si è lasciata trascinare in matrimoni dall'altra metà della coppia... e nessuno di questi è andato a buon fine, anche se non ero testimone di nozze!

Al giorno d'oggi ci vuole un coraggio da leoni per sposarsi: e non mi riferisco alle conseguenze legali del gesto e dei possibili ripensamenti.
Penso invece ai tour de force per individuare la chiesa, il ristorante, le bomboniere, i regali, i fiori, il fotografo, i parenti da invitare, le partecipazioni...
Notoriamente, quando il gioco si fa duro, io cambio gioco, quindi se io e misspinna dovessimo decidere di convolare, saranno avvisati solo i testimoni: uno per parte.
Poi procederemo ad invitare una serie di amici e parenti a vari pranzi e cene, durante i quali daremo la notizia dell'avvenuta unione... so che alcuni degli amici non sapranno fare a meno della bomboniera, ma dovranno farsene una ragione. Per gli irriducibili, che proprio non potranno resistere e vorranno farci un regalo di nozze, pensavo di fare la lista qui.

venerdì 5 febbraio 2010

CSI all'italiana

Rieccomi... non sono morto (sgratt).
Solo che il tempo per scrivere qualche minchiata è sempre più raro... gli spunti invece non mancano.
Ho subito un furto in casa.
I primi di gennaio, rientrando a casa, io e misspinna abbiamo trovato la finestra aperta e la casa a soqquadro. Bottino: 2 anelli di misspinna e un mio deodorante.
Avevo già subito furti, quindi già conoscevo quella sensazione di "violazione" dei propri spazi più intimi. E', secondo me, il danno maggiore di un furto. Non mi disturba tanto il perdere alcuni oggetti, anche se cari... quanto il sapere che qualcuno ha rovistato nei miei cassetti, tra le mie cose. Siccome tra le cose che non troviamo più dopo il furto c'è anche un libretto di assegni, ci decidiamo a sporgere denuncia, per poter bloccare il libretto "mancante".
E qui viene il bello.
Ci rechiamo nella più vicina stazione dei Carabinieri, dove veniamo accolti da un gentilissimo appuntato che stila la denuncia. Le domande sono quelle di rito: cosa manca, quando è successo, avete dei sospetti... e qui mi si accende la lampadina.

misterpinna: "mi scusi, ma mentre ne parliamo, mi viene in mente un fatto. Credo potrebbe essere utile..."
carabiniere: "mi dica"
m: "per entrare, i ladri hanno forzato una finestra. E nel farlo, hanno lasciato evidentissime (visibili ad occhio nudo) impronte di mani sul vetro. Anche sull'armadio della camera sono visibili delle ditate non nostre... magari si potrebbero prendere le impronte digitali?"
c: "eh, ma lei deve sapere che il reparto scientifico si muove solo per reati di una certa importanza. Io posso anche chiamarli, ma per un furto mi ridono in faccia..."
m: "...."
c: "potrebbe magari chiamare un investigatore privato."

Ma certo, potrei anche chiamare superpippo.
Se esistesse un database delle impronte dei pregiudicati, e se per ogni reato denunciato si effettuasse il rililevo delle impronte, si otterrebbe come risultato l'attribuzione certa di molti reati che invece oggi rimangono impuniti.
Ma i nostri tutori dell'ordine hanno altro di cui preoccuparsi.
E quelli che dovrebbero decidere gli stanziamenti economici in loro favore, preferiscono finanziare opere inutili e/o dannose.
E i ladri continuano ad agire nella sostanziale impunità.