mercoledì 8 aprile 2009

Rieccomi

Alcuni sostengono che la scrittura sia un modo per dare sfogo al malessere di chi scrive (immagino uno scrittore seduto sulla tazza con le lacrime agli occhi per le coliche).
Altri invece ritengono che lo scrivere sia un modo per gratificare l'esibizionista che c'è in ognuno di noi. Io non sono sicuro del perché scrivo qui, ma sono sicuro che quando non scrivo è per due fondamentali motivi: mancanza di tempo, o mancanza di argomenti (o la somma dei due).
E' anche vero che recentemente mi sono preso una settimana di simil-ferie (lavoravo da casa) e che ho cercato, per quanto possibile, di disintossicarmi dal mondo e dalle sue follie. Siccome l'interfaccia del mondo verso di me è il PC, ho acceso il portatile lo stretto indispensabile... ma il mondo ha bussato prepotentemente alla mia porta con il terremoto in Abruzzo.
Ero a casa, bellamente spaparanzato sul divano che mi leggevo "Silenzio assoluto" romanzo di Frank Schätzing. Lettura leggera, adatta appunto alla disintossicazione. Mi sono mosso per girare pagina, e ho urtato il telecomando del televisore, che si è acceso su una edizione straordinaria del TG: La terra trema in Abruzzo.
Orpo, 'spetta un attimo che guardo che succede...
"Questa notte ore 3.30 blah blah blah terremoto 5,8 scala richter blah blah morti, feriti, dispersi... ZOT".
Riassunto: c'è stato un terremoto all'Aquila. Dove ero rimasto? Capitolo 4...



niente da fare.
E' come se ad un tossico in comunità, all'improvviso avessero fatto annusare l'odore della droga.
Lascio perdere il libro e accendo il PC.
Corriere della Sera, Ansa, Repubblica, tutti danno notizie sul sisma. Siccome detesto il modo di fare giornalismo sensazionalistico, mi limito a leggere i titoli, senza approfondire i casi umani che il "giornalista" di turno si ostina a propinare.
E qui apro una parentesi:

giornalista che chiede ad una signora, in lacrime:
- "signora, lei ha perso dei parenti?"
- "mio figlio, mia nuora, due nipotine..."
- "come si sente?"
Caro giornalista: devi ringraziare il cielo che la signora non ha la mia tempra, ma soprattutto la mia forza nelle gambe. Perché se mai (grattatina di balle) un giorno dovessi trovarmi nei suoi panni, e un sedicente giornalista mi chiedesse come mi sento, tirerei un rigore nei coglioni all'imbecille. Per poi invitarlo a raccontarmi quali siano le sue sensazioni.
Chiusa parentesi.
Scorrendo i titoli, scopro che un ricercatore del centro di fisica del Gran Sasso nei giorni scorsi è stato denunciato per procurato allarme da Bertolaso & C, in quanto aveva "predetto" lo scatenarsi di un sisma nella zona. Molto si è detto nei giorni successivi sulla questione.
Io mi limito a far presente alcuni fatti:

1) 20 anni fa, le previsioni del tempo erano appannaggio del colonnello Bernacca. Che non ci azzeccava quasi mai, nemmeno a 24 ore. Oggi abbiamo le previsioni del tempo settimanali, e sono ragionevolmente precise.
2) questo signore non ha "divinato" il futuro con l'ausilio di pendolini o tarocchi, ma osservando dei fenomeni fisici (che sono il suo pane quotidiano) mettendoli in relazione con una cosa che esula totalmente dai suoi interessi. E utilizzando uno strumento di misura autocostruito.
Gutenberg era un orafo ma ha inventato la stampa. Benjamin Franlin faceva il tipografo ma inventò il parafulmine, le pinne e l'ora legale. Il che mi fa pensare che anche se uno non è un esperto del ramo, può avere delle ottime idee.
3) il costo della ricerca di quest'uomo è infinitesimo, rispetto ai benefici che potrebbero derivarne.

Quindi a mio modesto parere sarebbe meglio prendere il ricercatore, fornirgli qualche decina di migliaia di euro, e vedere dove va a parare la sua ricerca. Se va male, abbiamo perso qualche spicciolo (e il ricercatore ha perso tempo e il proprio lavoro). Se va bene, otterremo uno strumento in grado di aiutarci a salvare migliaia di persone in futuro. A lui la gloria, all'umanità i frutti. Ma i nostri rappresentanti preferiscono chiudere la bocca in malo modo ad un potenziale genio, per continuare a raccogliere i cocci dell'ennesima distruzione "imprevedibile".

"lo sanno tutti che prevedere i terremoti è impossibile" tuonava il premier, con coro di Bertolaso, e sottofondo di Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia il giorno dopo il sisma.

Affermazione che mi ricorda molto la famosa presa di posizione di Ernst Mach, all'indomani delle scoperte di Albert Einstein:

"Non accetto la teoria della relatività, così come non accetto assolutamente l'esistenza degli atomi o di altri dogmi analoghi."


mercoledì 18 marzo 2009

Sulla forma

Premessa: il fatto che in questo mio post parli di "forma," non deve autorizzare il lettore a pensare che io mi interessi più della forma che dei contenuti.

Leggo sul Corriere della sera online che la Crisi porta le persone ad occuparsi nuovamente della forma di ciò che scrivono. Ne gioisco. Non della Crisi (che comunque, allo stato attuale dei fatti, mi ha portato solo benefici personali) ma del fatto che le persone riscoprano l'importanza della forma della parola scritta. Sono da sempre un talebano, su questo. Detesto chi scrive xkè invece di perché, hola invece di buon pomeriggio, oppure si inventa neologismi come "grati urgenziare" al posto di "Vi saremmo grati se poteste sollecitare". Sarà che nella mia precedente vita lavorativa facevo l'informatico, ma mi viene la pellagra quando vedo un media tecnologico (sia esso un SMS, una e-mail, un post su un forum...) mortificato con la totale mancanza di rispetto della forma. Questo vale anche per la carta stampata, anche se ormai ho perso la speranza che il modo congiuntivo venga correttamente utilizzato dai "professionisti" della parola.
Mi scappa da divagare ( © Dottordivago) un attimo...
Perché se uno di mestiere lavora con le giostre lo possiamo chiamare giostraio, mentre se uno per guadagnarsi il pane scrive o parla non possiamo chiamarlo parolaio?
Mi viene in mente il mitico Gilberto Govi, quando si riferiva ad una "signorina" che nella commedia "colpi di timone" tentava di ricattare suo fratello...
"Io faccio l'armatore, se per strada mi dicono armatore, io mica mi offendo, e' il mio mestiere. Quella là fa la... eh, non si può dire. Lo fa, ma non le si può dire, se no si offende!"
Chiudo la divagata ©, e torno alla forma.
Come amministratore/moderatore di un forum di motociclisti, mi capita abbastanza spesso di leggere frasi sconnesse, o sgrammaticate... ma quello che mi manda veramente in bestia è l'utilizzo scorretto del mezzo di comunicazione. Un esempio: tizio fa un panegirico di 200 righe su un fatto, e caio lo riporta in toto... scrivendo solo "quoto" in fondo. Caro caio: o scrivi quoto (al limite quoto in toto, che fa anche rima) o riporti solo la parte che condividi. O magari ti astieni dal comunicare a tutto il mondo la tua personale condivisione.
Non so se questa mia "mania" può essere legata al fatto che, quando ho iniziato a lavorare sui computer... ci si collegava con modem a 1200 bps. Per scaricare il solo testo di questo post, ci sarebbero voluti circa 30 secondi :-D. O magari tutto nasce dall'incontestabile vantaggio che si ottiene (in termini di tempo ed efficacia di comprensione) a rispettare le convenzioni che ci siamo dati in secoli di storia della parola scritta.
Con questo mi riallaccio a un mio vecchio post sul "quoting" delle e-mail...
Infine, sempre nell'ambito forma, vorrei farvi notare una cosa.
Provate a prendere l'autostrada A12 a Lavagna, e dirigetevi verso Genova.
In prossimità della prima uscita che incontrerete, potrete leggere sull'asfalto:

-->
LIGURE
MARGHERITA
SANTA

Il tempo che capiate che per Santa Margherita Ligure dovete uscire... siete già a Recco.
Lo stesso dicasi per l'immortale

-->
SERVIZIO
DI
AREA

non l'ho mai vista, ma immagino che a sud di Napoli farà bella mostra di sé una bella scritta

-->
STABIA
DI
-LAMARE
CASTEL-

Per favore, qualcuno dica alla società autostrade che l'uomo occidentale, da millenni, legge dall'alto verso il basso.

giovedì 5 marzo 2009

Circonvenzione d'incapace


Alcuni commenti al blog di TuttoQua mi hanno fatto venire in mente una cosa.
Le Signore Marchi (Wanna e Stefania) sono state condannate per truffa e circonvezione d'incapace.
Ma cosa è la circonvenzione di incapace?
Wikipedia riporta:

La circonvenzione di incapace è un delitto previsto e punito dall'art. 643 del codice penale. Consiste nell'abusare dei bisogni, passioni o dell'inesperienza di persona minore o in stato d'infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Completa la fattispecie la circostanza per cui la condotta dell'incapace deve consistere in un atto dannoso per sé o per altri.

Quindi, se loro sono colpevoli, coloro che hanno dato dei soldi a queste due signore sono incapaci. Ovvero, dovrebbero essere dichiarati tali, e vedersi ritirare la patente, la tessera elettorale, ed essere assistite da un tutore. Del resto, se uno crede ancora nel malocchio, o che una crema possa far perdere 20 Kg, direi che ha proprio bisogno di un tutore. Di quelli bravi, eh...
Con questo non voglio dire che sia sbagliato condannare due truffatrici: troverei giusto però punire anche chi le ha aiutate a far quattrini a palate.

giovedì 26 febbraio 2009

La Griffe, questa sconosciuta...

Chi mi conosce di persona lo sa, ma tu, caro lettore... non puoi saperlo. Io sono uno che bada al sodo. Le cosiddette "Griffe" o "Firme" esercitano su di me lo stesso fascino di una seduta dal dentista.
Trovo che guardare le vetrine dei negozi sia eccitante quanto osservare una mano di pittura che asciuga. Anzi, a volte anche meno. Sono il cliente da sogno per i commessi: entro in negozio, indico un capo che mi interessa, chiedo:"c'è della mia misura?" se no, esco. Se si, misuro (solo quello... nessuna variazione è ben accetta) e se mi entra, lo compro. Niente indecisioni, traccheggiamenti, contrattazioni, richieste strane: mi serve un indumento, lo scelgo, lo compro. La firma che c'è sull'etichetta per me è assolutamente indifferente... sarà che sono cresciuto in una famiglia dove in passato c'è stato qualche momento di difficoltà, quindi ho ben presente quali siano le priorità.
E io sono fortunato: mio papà, ma ancor di più mio nonno (con il quale ho passato gran parte della mia infanzia) hanno vissuto momenti abbastanza critici, e i loro racconti hanno contribuito a far sì che io associ la parola "griffe" o "alta moda" a qualcosa di frivolo, inutile... e non adatto al sottoscritto, che non ha la villa al mare, Fevvavi o bavche a vela.
Questo non significa che io non sappia chi siano o fossero i vari Armani, Versace, Valentino, e tutta quella pletora di personaggi vagamente gai che si dilettano a disegnare quello che dovremmo indossare noi poveri mortali.
Ma un aneddoto forse vi farà capire bene il livello di attenzione che viene prestato dai miei cari alla questione "griffe".
Correva l'anno 1994. Dopo aver comprato la casa nel 1990, i miei nonni si decisero a fare un ulteriore sforzo per ristrutturarla, e dotarla di un "bagno" propriamente detto. Fino ad allora il bagno era un semplice stanzino con dentro una WC e un lavabo: per farsi "la doccia" occorreva scaldare l'acqua sul fuoco, e attrezzarsi con tinozze varie... insomma, un discreto casino. Una volta terminati i lavori di muratura/idraulica, andarono a comprare i rivestimenti. E per puro caso, acquistarono delle piastrelle "firmate" Renato Balestra. Per chi non lo conoscesse...

http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Balestra

Il prezzo era buono (fine stock) la qualità pure: fu così che la prestigiosa firma di Renato divenne testimone delle attività "balneari" della famiglia.


Dieci anni dopo...
Un pomeriggio sono a casa dai nonni, sto facendo due chiacchiere con "la vecchia" (che per fortuna non legge il blog, altrimenti per il solo fatto di averla chiamata vecchia mi farebbe un occhio nero). A un tratto mio nonno esce dal bagno dicendo:
- "...Renato Balestra... ma..."
E io penso:"vuoi vedere che s'è accorto di avere le piastrelle firmate?"
- "... Renato Balestra... ma u nu l'ea in zûgòu de ballon? " *
* ... Renato Balestra... ma non era un calciatore?

Dopo 10 anni si era accorto della griffe, salvo sbagliare clamorosamente l'assegnazione della stessa... tra le lacrime gli ho spiegato che Renato Balestra è uno stilista. Risposta:

"Tante musse pe' dui ciappelle..." **
** Tante palle per due piastrelle

E devo dire che la penso uguale, quando vedo la gente che si affanna ad accaparrarsi la merce in saldo ma "firmata": "Tante musse pe' dui strasse"