domenica 18 maggio 2008

Consumismo

L'altro giorno ho accompagnato mio papà a cambiare il telefonino.
Lui è fatto così: se una cosa minaccia di creare problemi la cambia... ha fatto così anche con due mogli :-).
Andiamo al centro commerciale e vediamo cosa offre il mercato, considerando alcune "specifiche" da rispettare: costo ragionevole (sotto ai 300 euro), Dimensioni ridotte, bluetooth (per auricolare e scambio dati con PC) e macchina fotografica in grado di scattare una foto ad un container da 20 piedi senza farlo sembrare una torta sacher.
Entriamo nel meganegozio spacciatore di tecnologia, pensando che le nostre richieste sarebbero state esaudite in un battibaleno... errore.
Impossibile trovare un cellulare che soddisfi le specifiche.
Quelli con una fotocamera dignitosa in genere hanno anche il lettore mp3 e sono grandi quanto una buick del '56. Quelli più piccoli con la fotocamera non hanno il bluetooth. Quello che potrebbe andare bene, anche se ha troppe cose... costa 789 euro. Dopo mezz'ora di traccheggiamenti col commesso, mi viene l'idea geniale:"pà, ma cosa esattamente ha che non va il tuo vecchio cellulare?" scopro così che la carica della batteria dura poco e che il guscio è praticamente consunto dall'uso. Allora chiedo se è possibile cambiare la batteria e il guscio (è un cellulare di una nota marca finlandese) e qui comincia il bello: cerca che ti ricerca... non hanno la batteria. Ok, proviamo in un altro negozio, a pochi metri dal primo... mentre aspettiamo in coda, individuo la batteria incriminata. Arriva il nostro turno e la indico alla signorina, che la passa sulla cassa elettronica...
- "mi spiace, non la posso vendere."
- "?????"
- "Ce l'ho fisicamente, ma non è in inventario."
- "Allora facciamo così: la rubo e le dò i soldi in nero, così siamo a posto"
- "Eh no, devo verificare perchè non è presente in inventario"
quindi parte con una supercazzola incomprensibile sui codici di batterie possibili... morale: niente batteria.
Passiamo ad un terzo negozio, ma neanche lì riusciamo ad individuare la preziosa batteria.
A questo punto mi sorge spontanea una riflessione. Viviamo in un mondo in cui non solo siamo spinti a consumare il più possibile (e passi) ma dobbiamo consumare quello che ci viene imposto. Non è possibile che in tre negozi non ci sia una batteria di un cellulare che fino al mese scorso era esposto in vetrina!!! C'è l'evidente volontà di spingerti a cambiare il cellulare... ma con uno che vogliono loro, non con qualcosa che ti potrebbe effettivamente essere utile. Questo vale per molti altri prodotti; ma il più eclatante sono le automobili. C'è qualcuno che sentiva la mancanza dei comandi vocali sull'auto? O del cambio sequenziale sportivo? Vengono prodotte auto sofisticatissime, supertecnologiche, ma che sfruttano ancora il motore a scoppio, tecnologia che è un pochino passatella...
Oggi compri un'automobile che fa i 230 Km/h, ha l'aria condizionata, i comandi vocali, il navigatore satellitare, l'antibloccaggio ruote, l'antipattinamento... ma se devi fermarla, quando è lanciata in piena velocità, ha bisogno di 2 campi da calcio per fermarsi, e consuma il 70% circa del carburante per scaldare l'aria intorno al motore e agli organi di trasmissione.
Voglio una macchina che faccia 50 Km con un litro. Non mi interessa che abbia la vernice metallizzata e l'antiappannamento del cruscotto: deve fare una velocità massima di 140 Km/h, essere fatta di materiale che non si graffi a guardarlo e DURARE almeno 20 anni.
Voglio un cellulare senza macchina fotografica, lettore Mp3 e altre cretinate, ma che abbia il BT per poter usare un auricolare senza fili, che la batteria duri almeno una settimana e che sia piccolo. Ah, nota a margine: se ci siamo accordati sulla forma da dare alle flange che collegano le petroliere ai depositi costieri, potremmo accordarci sulla forma da dare ai connettori per i caricabatterie dei cellulari? Grazie.

giovedì 15 maggio 2008

Krk (Veglia)

Chi non è abituato a sentir chiamare le cose con due nomi, oppure non ha buona memoria... è fregato. Tutto il territorio che va da Trieste a Spalato è stato conteso per anni da vari pretendenti, e i nomi dei luoghi sono spesso traduzioni di traduzioni di traduzioni... Koper (Capo d'Istria), Opatja (Abbazia), Rijeka (Fiume) e Krk (Veglia) sono solo alcuni esempi.
Veglia (nonostante suoni "nostalgico", proprio non riesco a chiamarla Krk) è grande quanto l'Isola d'Elba, ed è incastonata tra la costa dalmata e l'Istria. E' collegata alla terraferma da un maestoso ponte, per accedere al quale occorre passare dalla famosa Bakar, meglio nota come Buccari (prima foto). Fu teatro di un fatto storico abbastanza noto, durante la prima guerra mondiale: chi volesse approfondire trova un po' di informazioni qui: Beffa di Buccari.
Una volta attraversato il ponte, ci si ritrova su un'isola con una vegetazione bassa ma abbondante, e che talvolta ofrre degli scorci mozzafiato. Ad esempio, la foto qui a fianco è stata scattata sulla strada che porta a Baska, uno dei piccoli paesini che punteggiano la costa frastagliata. Le isole che si vedono in lontananza sono Grgur e la tristemente nota Goli Otok (Isola calva). L'Isola Calva, così denominata a causa del suo aspetto (è una piccola isola rocciosa battuta dalla bora e quasi priva di vegetazione), è divenuta tristemente famosa nel secondo dopoguerra quale sede di un campo di concentramento destinato ad ospitare gli oppositori al regime di Tito.
Il centro abitato più grande ha lo stesso nome dell'isola, e si trova sulla costa Sud. Il turismo ancora non ha completamente stravolto questi luoghi, che in periodi diversi dall'altissima stagione mantengono una dimensione umana, e consentono di godersi in santa pace le bellezze naturali.
Chi ha costruito questa casa sulla scogliera la sapeva lunga... o forse non temeva i reumatismi.



lunedì 7 aprile 2008

Istria, terra di confine

L'Istria è un luogo particolare.




Simile all'umbria ma meno lussurreggiante, dotata di coste splendide, e borghi che non hanno nulla da invidiare a quelli a me ben noti della riviera ligure.

Solo negli ultimi 200 anni, ha cambiato 6 "padroni":

- Francesi (1805-1813)
- Austriaci (1814 - 1918)
- Italiani (1919 - 1945)
- Angloamericani/Jugoslavi (1945 - 1954)
- Jugoslavi (1954 - 1991)
- Sloveni e Croati (1991 - 2008)

Gli Istriani ostentano una certa indifferenza nei confronti delle vicissitudini politiche della loro terra: parlano un misto di Italiano, Serbocroato, Tedesco; continuano a vivere in uno dei luoghi più semplici e belli che io abbia visto, e perpetuano le loro tradizioni... che culinariamente parlando, hanno il loro bel perchè ;-)

una delle caratteristiche più affascinanti di questi luoghi è il repentino cambio di paesaggi: si va

dalle colline boscose... ...agli altopiani brulli... ...ai borghi marinareschi









tutto nel raggio di pochissimi chilometri.

Un po' di me

Dopo il doveroso incipit, penso di dover scrivere qualcosa tanto per far sapere al lettore (a proposito: d'ora in poi, caro lettore, ti do del tu) qualcosa in più dell'ennesimo tizio che apre un blog.

Quindi, caro lettore, eccoti servita una mia breve biografia:

Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?

Sono uno. Se sono con altre persone, e qualcuno dice: "erano tre o quattro" di solito "o quattro" sono io. Nato nel 1975, a Genova, ho avuto un'infanzia abbastanza normale... a parte qualche problemino familiare (genitori divorziati). Cresciuto sotto l'ala protettrice dei nonni paterni, mi sono distinto subito per saper sfruttare la mia capacità cerebrale leggermente superiore alla media: studiavo poco per ottenere risultati "dignitosi"... a volte studiavo nulla per ottenere risultati sufficienti. Nel frattempo mi dedico anche alla musica (suono chitarra e basso), e con i Rudymentali giro un po' il nord Italia facendo serate nei locali. Arrivato all'università, e complici le prime storie sentimentali "serie" il gioco non regge più: il mio rendimento crolla, e con esso parte della mia autostima. Mi butto nel magico mondo del lavoro prima come impiegato in autonoleggio, poi come autista di mezzi di soccorso per la Croce Rossa, poi partecipo ad una tournée di F. de Gregori come tecnico del suono... e infine arrivo al mio grande amore: l'informatica. E' sempre stato il mio hobby, ma nel 2000 comincio a lavorare presso una software house di Genova, dove imparo l'arte del sistemista. E' un lavoro strano, dà grandi soddisfazioni ma può risultare molto noioso e ripetitivo: credo di essere un sistemista molto bravo... ma nel 2005 arriva lo scossone: la proposta, da parte di mio papà, di trasferirisi a Trieste per imparare un altro mestiere: l'agente marittimo.

La proposta è ghiotta: in questi anni il mio genitore si è sbattuto come la maionese su è giù per il nord italia (Genova, Milano, Trieste, Milano, Genova, Trieste in soli 7 anni...) ma finalmente è riuscito ad avere una agenzia marittima tutta sua, e mi vedrebbe bene al timone mentre lui se ne sta un po' in cuccetta.

Tentenno. A Genova ho affetti, amici, fidanzata, casa, un lavoro che mi piace. A Trieste ho solo mio papà, e avrei un lavoro che non so se mi piace... ma che mi dà l'occasione della vita. Da bravo pazzo quale sono, mi trasferisco a Trieste, dove inizio a imparare il mestiere partendo dal basso: facendo il "water clerk" una sorta di "fattorino di concetto" che deve parlare bene inglese.

In questo periodo vengono a galla diverse tensioni familiari, che mi portano sul classico "orlo di una crisi di nervi": devo infatti rivedere e rielaborare alcune questioni che per pigrizia e opportunismo avevo considerato "chiuse" ma che tornano prepotentemente a galla.

Credo, dopo 3 anni, di aver sistemato un po' le cose. Si poteva far meglio, certo... ma il grosso è fatto. Merito di chi? Di tutti i miei cari, che hanno saputo aiutarmi e volermi bene anche quando era difficile, e di quello che ho in mezzo alle orecchie, che proprio da buttare non è.

Dimenticavo: nel frattempo (da fine 2004) mi sono scoperto motociclista. O motocazzeggiatore? Insomma, mi piace andare in moto. Tanto. Mi rilassa, mi riconcilia con me stesso e con il mondo. Tanto che faccio circa 20.000 Km all'anno con la mia Suzuki V-strom 650, usandola ogni giorno per andare a lavorare, e appena posso per fare qualche giretto. Sono anche diventato admin della community italiana della v.strom, v-strommers.it

Sono legato sentimentalmente da oltre 10 anni con "misspinna" ;-) e stiamo mettendo su casa... a Genova, naturalmente. Facciamo i pendolari dell'amore, e chissà che non sia quello uno dei motivi per cui, dopo quasi 10 anni, pensando a noi... mi viene in mente un verso di Guccini:

Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d'avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un'emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.

Il verso successivo... spero non diventi mai realtà.